Quale colpa condannò la mia grandezza ad una sentenza tanto crudele?L’amore che mi strappò senza pietà alcuna il cuore dal petto o, forse, l’incoscienza nelle mie azioni? In fondo neppure la consapevolezza di una morte certa se avessi donato il cuore ad una creatura terrena riuscì a fermarmi, né il terrore del vortice di sensazioni mai provate che prende possesso del mio corpo al solo pensiero dei suoi freddi occhi di demone.
Non mi resta che crogiolarmi nell’immenso dolore, mentre le ombre piangono lacrime di rugiada sulla mia pelle di Luna ed intonano il requiem ultimo della mia gloria, ma io, Lilith, croce e delizia delle tue notti insonni, non temo la disfatta, perché è dal tormento che traggo potere e nel tormento immergo le anime dannate, la morte è un sogno senza fine ed in ogni fine si cela sempre un nuovo inizio.
Nere note mi spingono sull’orlo di un baratro da cui nascerà una nuova essenza di distruzione che porterà con sé il mio messaggio ai crudeli ed ai puri d’animo: temete la figlia della notte, perché IO sono la matrice del fato, ma quale infausta disillusione mi porta a vacua consapevolezza…
Il ricordo degli infiniti attimi trascorsi accanto al custode del mio nero arcano, Rem, spirito del sogno senza fine, giacciono dispersi tra le polveri di un tempo troppo crudele.
Signore della mia agrodolce illusione, non ti giunge il mio lontano gemito? Maledetto, maledetto chi ti strappò dalle mie braccia, troppo deboli per tenerti stretto, ma io qui giuro eterna vendetta all’immondo essere che segnò la mia dipartita.
Così, davanti alla mia immagine riflessa nello Stige, sola con il mio peggior nemico, asciugo le lacrime e, negli ultimi miei istanti, un barlume di follia si avventa sulla deliziosa immagine, quasi nel disperato tentativo di volerne sfigurare la venefica bellezza.
Con passi incerti mi immergo in un labirinto di ghiaccio, trafitta da insensibili spine e, schiacciata dal dolore, compio l’estremo sacrificio, nessun orgoglio a reggere l’insopportabile fardello, le argentee labbra della notte sfiorano gelide la mia pelle, la mia disfatta è alle porte o si tratta forse di un sospiro d’eternità?
“Non temete anime affrante, perché la realtà cui anelate si trova ad un passo dal sogno.”queste le parole riaffiorate da una mente allo stremo, mentre gli occhi si eclissano in un eterno solstizio d’inverno.
Scorre la penna antica su nivee gote, tracciando le linee di un fato ormai prossimo, mentre con ali spezzate mi trascino, miserabile, sull’orlo di un abisso senza fondo.
A te, custode della notte signora del nulla, il mio ultimo sospiro.