Non sono che una nera lapide nel cimitero della ragione, oscura regina delle tue notti insonni, Lilith degli Assetati, sacerdotessa del tuo cuore colmo di tentazione, una nera rosa nell’Eden dell’oblio di anime affrante, petali di velluto e venefiche spine che trafiggono il tuo cuore, ma nei miei sogni il cuore sussulta, niente grida ad alleviare il mio dolore, la mente brucia e strappa ogni sutura da una vecchia ferita mai rimarginata, in fondo a che serve piangere o urlare per affermare la nostra vacua esistenza?
Il nostro destino è già stato scritto, non siamo che fuochi fatui che respingono ogni preghiera.
La Passione mi inebria con vapori d’oppio e assenzio e con i miei ultimi passi nella follia, affogo in un oscuro abisso emozionale.
Un sentiero di scarne figure dagli occhi vitrei mi indica il cammino, mentre tremule fiammelle oscillano ipnotiche nelle tenebre e il mio essere non è ormai che amaro ricordo, inciso nella memoria di un mondo decadente che mai vedrà luce alcuna.
Non vi è via di fuga, nere lacrime d’inchiostro piovute dalla penna antica su nivee gote tracciano la narrazione di un destino ormai prossimo a venire, incede la fredda mano, senza pietà alcuna ed io, dea esiliata dal mio regno, mi immergo nelle fredde braccia della notte in attesa di rinascere dalle mie stesse ceneri come fulgida fenice.
E mentre giaccio in catene, mi perdo nell’agrodolce ricordo di un mortale amore, unico credo della mia silente agonia.
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